I consigli che do ai miei figli, con un’idea fissa in testa: consegnare nelle loro mani una visione equilibrata, realista e, per quanto mi è possibile, oggettiva del mondo in cui abiteranno nei decenni a venire.

 

Sono ventuno in tutto, come recita il titolo, puoi leggere i primi undici cliccando qui.

 

Ecco i  rimanenti dieci.

 

12. Non dare nulla per scontato.

I miracoli esistono. Le disgrazie, anche. Dipende da che cosa tu intenda per miracolo. E per disgrazia. Ecco, prima di dire se una cosa esista o meno, verifica, spiega e chiarisci i termini della tua affermazione. C’è un modo per verificare, spiegare e chiarire bene i termini: stupirsi. Non accasarti nelle tue abitudini e guarda il mondo con gli stessi occhi con cui lo guardavi all’alba della tua vita. È passato tanto tempo e quello sguardo è seppellito dal peso delle abitudini acquisite negli anni? Non hai, però, alternativa. Puoi riconoscere al mondo ciò che è suo – la sua straordinaria bellezza, nonostante tutto, nonostante tutti – solo se ritorni a stupirti. Come facevi da piccolo, dai. Fermati e guarda dentro e attorno, con stupore. Stai tranquillo: sarà luce che non acceca.

 

13. Sii genitore, almeno una volta.

Comunque vada, sii genitore, almeno una volta. Non c’è esperienza più intensa e ricca di sfide nella vita di un essere umano della nascita e della crescita del proprio pargolo. La genitorialità, all’inizio, checché si dica, equivale all’entrata in un tunnel. Non lo dico per sentito dire. Quando esci, sei irriconoscibile. Fisicamente. Mentalmente. Umanamente. Essere genitore è il capitolo più bello che puoi scrivere nel libro della tua esistenza: in prima persona, ovunque tu sia. È il tuo viaggio, unico ed esclusivo ai primordi della vita. E come ogni viaggio ha i suoi alti e i suoi bassi, tienilo a mente. Sii genitore, almeno una volta nella vita, più tardi possibile, e restaci. Sii genitore e (re)impara a crescere insieme ai tuoi figli e alle tue figlie. Sii genitore e soprattutto diventa allenatore. Il migliore che tu possa essere. Ne trarrai godimento. Il mondo, anche. Soprattutto loro, i tuoi figli e le tue figlie: il te stesso che consegnerai al mondo, quando non ci sarai più.

 

14. Impara una lingua straniera, almeno una.

Ti hanno detto che, oggi, imparare l’inglese è imprescindibile. Per viaggiare, per lavorare, per fare carriera. Dai retta. Anzi, sfidali, imparandone più di una. L’ingresso nella Babele del terzo millennio è croce e delizia delle nuove generazioni. L’inglese è pragmatico, il francese è seducente, l’italiano sexy, il cinese incomprensibile, ma utile, l’arabo, anche, il tedesco un mucchio di consonanti, come l’olandese, il norvegese, il danese, il finlandese. Il russo è virile, lo spagnolo è caliente, il portoghese anche, l’urdu, boh. Qualsiasi lingua tu decida di imparare, fallo bene, vacci là a vivere per un po’, esplora le sue icone culturali, del presente e del passato, viventi e non. Il bilinguismo, il trilinguismo, il quadrilinguismo, il pentalinguismo sono alla portata di mano. È vero, potrai viaggiare, lavorare e far carriera con una marcia in più. Se lo vorrai.

 

15. Impara a giocare: a scacchi.

Non c’è sport più affascinante, più umano, più incisivo del gioco a scacchi. La scacchiera è la vita, la tua. È l’arena in cui scendi, senza averlo scelto. È l’arena in cui puoi andare avanti e indietro, a fianco e in diagonale, attaccare e difendere, ricevere e schivare, anticipare e posticipare, vincere e perdere, soffrire ed esultare. Tutte cose che prima o poi, anche nella vita le farai. Tieniti pronto e allenati giocando a scacchi, online e offline, con amici e parenti, con conoscenti e sconosciuti. È forse l’unico modo per carpire ciò che di meglio custodisce un essere umano anche a migliaia di chilometri di distanza. Conoscerlo senza mai averlo incontrato.

 

16. Fatti amante, della retorica.

La comunicazione è la regina delle abilità umane nel terzo millennio. Siamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale e viviamo il bello e il brutto della società liquida della conoscenza e dell’informazione. Ogni minuto andiamo incontro a un flusso inumano e travolgente di informazioni: video, immagini, narrazioni. Stimoli di ogni tipo, forma e contenuto. Tutti a conquistarsi una fetta, possibilmente la più grossa, delle monete, le più preziose, della nostra quotidianità: il tempo e l’attenzione. Meno ne hai, più fragile sei. Allora tieni i piedi per terra e la testa in alto. Rimani ancorato nel presente e nutriti del meglio che l’Umanità ci ha generosamente consegnato: la retorica, la filosofia, l’arte. La vecchia graziosa Signora della Parola – la retorica – è il tuo biglietto esclusivo per il Chilometro 0 della Comunicazione. Vacci, senza timore. È, ancora oggi, il migliore manuale di comunicazione efficace che l’intera Umanità abbia mai prodotto. Anche il più recente, indubbiamente. Essere suo fan, anzi meglio suo amante, è un privilegio per pochi.

 

17. Scendi nell’inferno della disperazione.

La disperazione è brutta e cattiva. Nessuno la vuole, nessuno la cerca. Ma lei è cocciuta e viene a cercarti, prima o poi. In amore, al lavoro, a casa, dagli amici, in viaggio, quando sei da solo o in compagnia. La disperazione per la perdita di qualcosa o qualcuno che ti sta particolarmente a cuore può bussare ai portoni della tua anima in qualunque momento. E stai tranquillo, non sarai mai pronto ad accoglierla. Né anticiparla, né schivarla. Allora, ti disperi. Ti avvilisci. Ti scoraggi. “No, non può essere vero”, “No, non può capitare a me”, “No, non adesso”, ti dici. E crolli, di brutto. Quando sei giù, stai sereno, che di piedi a schiacciarti ancora di più, se ne trovano, a pacche. Il mondo non ha pietà, tutto qui. Sì, la richiede, ma non sempre la restituisce. Contrariamente a ciò che le religioni sostengono. Allora, in quel buio impenetrabile, c’è solo una cosa che puoi cercare: la speranza. È là, dentro di noi, pacata e silenziosa che aspetta il suo turno. È lei la molla che ci spinge in superficie. È lei che ci aiuta a riscoprire i serbatoi di energia vitale inabissati tra le pieghe della nostra anima. “No, non è invano, tutto”, ti dici. Un senso c’è, in tutto questo. Un senso c’è, anche nella disperazione.

 

18. Sali sui tetti del tuo Essere.

Anche la vita, come la realtà in cui viviamo funziona a cicli. Non abbiamo grafici in bella vista, ma se dovessimo crearne uno, sarebbe come quelli della Borsa, più o meno, in una normale giornata di lavoro. Perciò: al cattivo tempo segue il bel tempo, alla discesa, una salita, al freddo segue il caldo e via di questo passo. Qualunque cosa tu possa fare – e credimi, ne puoi fare molte di più di quanto tu riesca a pensare in questo preciso instante – falla con tutto il tuo cuore. Amore, lavoro, amicizia, genitorialità, viaggi, prove e scoperte, prendi ciò che di buono riesci a incontrare sui sentieri della tua vita e modella, trasforma, abbellisci, arricchisci, valorizza. Qualsiasi cosa sia, restituiscila poi al mondo in una nuova veste, più attraente, più desiderabile, più utile. Questa è la tua scalata. Questa è l’ascesa ai tetti del tuo Essere. Qualcuno ne trarrà beneficio. E forse – dico, forse – te ne ringrazierà, prima o poi, in un modo o nell’altro.

 

19. Ama, il corpo del tuo prossimo.

La cosa più bella del mondo dopo aver fatto l’amore? Far l’amore un’altra volta. L’amore esiste solo nella nostra testa. È un concetto astratto, incredibilmente potente, capace di muovere agilmente persone, idee, merci e denari. L’amore ha molte sfaccettature e va bene così. Nessuna è però in grado di battere la sua forma più seducente, più coinvolgente, più intensa: l’amore carnale, tra corpi che si contorcono estasiati. In una sinfonia del piacere. Tripudio dei sensi tra persone che si scambiano, spensierate e allegre, i due supremi gesti dell’affetto: il bacio e l’abbraccio. Ama con tutto il tuo corpo, ed esplora tutte le volte che puoi il legame misterioso e sfuggente che ci lega ai nostri simili. Siamo fragili, anche quando ci sentiamo forti. Ovunque tu sia, quindi, ama, con tutto il tuo corpo, la carne del prossimo. Adesso. Domani, potrebbe non esistere più.

 

20. Guarda l’orizzonte.

Stendersi in riva al mare e guardare l’orizzonte. Al tuo fianco, le persone che ami. Questa è la felicità. Ma anche la felicità, come l’amore, ha le sue molteplici sfaccettature. Guardare l’orizzonte, in riva al mare, insieme alle persone che ami non è l’unica intensa felicità che puoi assaporare. Ce n’è una, in particolare, che puoi vivere quotidianamente, malgrado le inevitabili incombenze. La felicità di guardare oltre, di non lasciar assopire la tua creatività. La felicità di dipingere il futuro sulla tela della tua vita i colori che vuoi, come vuoi. Di non accettare l’appiattimento o il conformismo imposto, spesso, a torto, dai grandi del momento. Ribellarsi con grazia, questa sì che è arte. Non serve a nulla indossare un casco e una bandana o vestirsi di nero e prendere a ginocchiate quello che ti capita. È nell’ordine che possiamo esprimerci al meglio, mica nel caos. È negli abissi che si trovano i tesori. È al di là del tuo naso, con buon senso e responsabilità, che scoprirai di che pasta tu sia fatto. Di che cosa tu sia davvero capace. È un esercizio di volontà. Di disciplina. Di motivazione. Non di potere. Di consapevolezza. Non di forza. Allora guarda, esplora, conosci e conquista te stesso, prima di voler conquistare il mondo. È lì dentro, tra te e te, che si consumano le vere battaglie. Sono importanti, difficili e, a volte, dolorose. Puoi, senz’altro, uscirne vittorioso. E andare, poi, alla conquista del mondo.

 

21. Scommetti su di te.

Qualsiasi ricchezza materiale o immateriale tu possieda, punta tutto su te stesso. Non lasciare che i dubbi, le opinioni degli altri, i pareri non richiesti e così generosamente offerti, i desideri dei genitori, dei figli, del partner o di chicchessia condizionino le tue scelte. Non ti lasciare influenzare neanche dalla cultura in cui sei nato e in cui vivi. Dalle mode passeggere che non tarderanno a stuzzicarti. Dall’ambiente da cui provieni. Il mondo è spesso ingiusto, se tu lasci che lo sia. Non chiamarla ribellione. Chiamala consapevolezza. Amore per sé stessi. Fiducia nelle proprie capacità. Amore per la scoperta. Per la conoscenza e per il sapere. Desiderio di vivere. Desiderio di sfida: di migliorare, di crescere e cambiare. Di amare ed evolvere. Chiamala saggezza pratica. Pragmatica della vita. Individualismo creativo. Comunque tu decida di chiamarla, è la premessa necessaria per formulare l’unica domanda che conta. Anzi la domandissima: come posso aggiungere valore al posto in cui vivo e al mondo in cui abito? È la premessa necessaria per poter raggiungere l’unico obiettivo che davvero conta: star bene e lasciare il mondo meglio di come lo abbiamo trovato. Non importa chi tu sia, da dove provenga e dove viva. Importante è che tu voglia rispondere, alla domandissima.

 

Questi gli ultimi dieci di una serie di ventuno insegnamenti che condivido con Chiara e Marco, i miei due juniors, tutte le volte che abbiamo occasione di parlarne. A ognuno di loro, modi e parole diverse. Ma la sostanza non cambia.

 

Clicca qui per leggere i primi undici consigli pratici per comunicare meglio ed essere più efficace.

 

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A presto,

 

Lucian