Oggi è la Festa delle Donne. E io, chi sono? Io sono il regalo.

Cetto La Qualunque

Questo è un post speciale scritto nel 2017, in occasione della Festa della Donna, pochi mesi dopo aver lanciato online il progetto RhetoFan. Lo riporto integralmente, revisionato e aggiornato.

 

Tra pochi giorni il mondo femminile sarà in festa. E noi con loro. Infatti, l’8 marzo è un giorno speciale, o, per meglio dire, un giorno storicamente e culturalmente più speciale degli altri 364 di ogni anno. Per questo motivo vorrei rendere omaggio a tutte le donne che ho avuto la fortuna di incontrare on e off line sul cammino della mia vita. In questo mi faccio accompagnare dal mitico Cetto La Qualunque che ha sempre una bella parola per tutti e ancora di più per le donne. Io da buon … RhetoFan mi associo agli auguri, ma mi dissocio dalle idee. Senza offesa, Cetto 😉

 

Come puoi immaginare il titolo dell’articolo di oggi è provocatorio: io non ho una retorica, semmai sono retorico perché parlo di retorica. E le donne presenti in questo articolo c’entrano con la mia retorica solo da un punto di vista intellettuale. Loro mi hanno accompagnato su diversi sentieri della mia vita. A loro mi sono ispirato in diversi momenti della vita. Da loro ho preso spunti e trovato motivazione per dare luce al progetto RhetoFan e superare gli inevitabili momenti critici dei sette mesi dal suo lancio. Tutto questo senza mai incontrarle di persona.

 

Ti presento, quindi, otto tra le donne che sono state, come dicevo, di grande ispirazione intellettuale in diversi momenti e su diversi sentieri della mia vita.

 

Andiamo per prima Oltreoceano per presentarti la giovane Adora Svitak. Ho incontrato Adora mentre cercavo nuovi spunti per migliorare il mio ruolo di allenatore discorsivo nella Palestra delle Parole. Stavo bazzicando per il web a “caccia” di IspirAzione e l’ho “vista” in occasione di un suo discorso non proprio recente ma tutt’oggi attuale. Era il 2010 e Adora aveva 12 anni quando salì sul palco e fece questo applauditissimo discorso che mi ha profondamente colpito e fatto riflettere. Dopo averlo visto, andai a gironzolare per il web a caccia di approfondimenti: questo video realizzato quando era ancora bambina riassume in tre minuti il suo pensiero. Da grande invece è diventata una fervente femminista. Ogni tanto la puoi incontrare sull’edizione americana di Huffington Post. Due esempi: quando chiedeva compreresti questo per tua figlia? o mentre parlava dell’importanza dei data e soprattutto delle scienze umanistiche.

 

Rimaniamo negli States: ti presento Amy Cuddy, rispettabile professoressa di psicologia sociale alla Harvard Business School che si è fatta un nome con questo cliccatissimo intervento alla TED. La sua lezione sul linguaggio del corpo ha fatto di questo video il secondo più visto di tutti i tempi e di tutti palchi TED. Io l’ho visto più volte. Repetitia iuvant 😉

 

La sua filosofia è racchiusa in poche parole e buone, come piace a me: “Fa’ la posa giusta!” Dopo il suo speech sui palchi del TED, pubblicò anche un libro: Il potere emotivo dei gesti.

 

Sempre negli Stati Uniti, incontriamo Nancy Duarte. Lei mi ha aiutato a capire qualcosa di più sulla struttura dei grandi discorsi. In questo video spiega come sono stati concepiti i discorsi di due grandi della recente storia dell’oratoria: Martin Luther King e Steve Jobs. Se vuoi mettere in atto una potente call-to-action hai poche scelte: devi farti un giro sui sentieri della retorica e guardare il suo TED-intervento. Il suo motto è You have the power for change the world che mi piace un sacco. Vedrai, non è un cliché. In italiano puoi anche trovare la sua idea de La ricetta del discorso perfetto.

 

Torniamo a casa nostra, non prima di fare una breve sosta dai cugini d’Oltralpe. Qui vorrei presentarti Sophie Marceau, famosa e splendida cinquantenne senza la quale il cinema francese sarebbe stato decisamente più povero. È una delle attrici che apprezzo di più anche per il profondo affetto che mi lega alla Francia e alla lingua francese. Si è fatta posto in questo ristretto gruppo di donne della mia retorica per le emozioni che ha suscitato in me la visione di molti dei suoi film. Fra tutti: Il tempo delle mele 1 e 2, il suo esordio cinematografico, e Carissima me che ho visto e apprezzato insieme a mia figlia poco dopo aver festeggiato i suoi sette anni. In italiano, ne parla diffusamente questo articolo di qualche tempo fa.

 

Infine, arriviamo in casa nostra dove vorrei presentarti Annamaria Testa che, in realtà, non ha bisogno di alcuna presentazione. Ha pochi rivali quando si tratta di comunicazione e creatività. Se non la conosci, fatti un giro nuovo e utile proprio sul suo NuovoeUtile. Vedrai che sarai d’accordo con me. Anche se non l’ho mai incontrata al di fuori del mondo virtuale, è per me tutto ciò che la parola mentore racchiude in sé. Nel suo ultimo articolo mi ha fatto conoscere “una bionda avvenente ed energica in grado di tenere la scena con la sicurezza di una rockstar”. Si riferiva a Daniela Lucangeli e a questo suo intervento sulla classe capovolta. Approfondisco. Fallo anche tu. Partendo da questa brillante video lezione tenuta dalla stessa prof Lucangeli sull’intelligenza numerica.

 

Luisa Carrada è un’invaghita delle parole che ho incontrato, anche lei, casualmente, nel mio gironzolare per la Rete. Luisa si è guadagnata pienamente la mia ammirazione quando ho letto sul suo blog un articolo su un’introvabile libro in lingua italiano di un autore che apprezzo e che cito occasionalmente nei miei articoli. Si tratta di Jay Heinrichs e del suo L’arte di avere sempre ultima parola che in sua versione originale – Thank you for arguing – è decisamente più facile da trovare.

 

Aver letto e apprezzato lo stesso libro mi ha fatto sentirla molto vicina. Seguo, mi ispiro e cerco di copiare il meglio della sua scrittura e del suo essere professionale tenendo sottocchio il suo blog. Se non hai notato alcuna somiglianza nello stile di scrittura è perché sono stato abbastanza bravo da nasconderlo. O, forse, perché devo ancora migliorare per raggiungerlo. In ogni caso, continuerò a seguirla.

 

Sempre in terra italica e sempre virtualmente parlando, ho recentemente incontrato questa fanciulla veneta che si chiama Bebe Vio. Sono rimasto profondamente colpito dalla sua storia che ho scoperto in parte sul suo blog, in parte guardando questo video grazie all’articolo pubblicato da Il Post qualche mese fa. Il suo esempio di determinatezza e la sua forza di volontà equivalgono a un paio di schiaffi e un pugno nello stomaco tutte le volte in cui sulle labbra affiorano frasi come Non ce la faccio (più), Non (so se) ci riesco o variazioni sullo stesso tema. Personalmente, ho bandito da tempo queste frasi dal vocabolario della famiglia, ma, ora, dopo aver conosciuto lei, giuro che mando a farsi una santa riflessione tutti coloro che osano solo a pensare che non ce la possono fare. Non importa di quale campo si tratti. Ecco, se nella tua valigia di frasi (pre) fate, tieni in bella vista pensieri vittimizzanti come quelli di sopra guardati il blog di Bebe e rifletti sulla sua storia. Poi ne riparliamo.

 

Infine, concludo con una donna speciale: la mia rispettata connazionale, ex sportiva e cittadina americana da parecchi anni. Nadia Comăneci è nata a 50 chilometri da casa mia e se dai il suo nome in pasto all’amico Google ti saltano fuori più di cinquecento mila risultati che associano al suo nome la parola PERFEZIONE. Nel 1976, a 14 anni e in occasione dei Giochi Olimpici di Montreal, Nadia mise a tacere il mondo intero con un’esibizione perfetta che le valse il titolo di Miss Perfezione. Per lo stupore di tutti, mandò in tilt la tecnologia canadese di allora: per la sua perfezione non avevano voto. Il 10 non era ancora inventato, i computer erano programmati per assegnare voti fino al 9,99. Quel giorno di luglio, invece, a inventare il 10 ci pensò la ragazzina di 14 anni che diventò in seguito simbolo di una generazione e vanto propagandistico per un Paese che iniziò la discesa negli inferni del socialismo autoritario. Con lui, anche lei. Fino a quel novembre del 1989, pochi giorni prima della fuga presidenziale del Natale ’89 e lo smarrimento sociale, economico e culturale che ne segui. Nadia era già arrivata negli States dove vive tuttora occupandosi di quello che sa fare – è proprio il caso di dirlo – alla perfezione: la ginnastica. Se vuoi scoprire di più sulla sua parabola umana, eccola sul suo sito, in inglese, oppure puoi leggere questo articolo sul primo 10 alle Olimpiadi. In ogni caso, sapere che la Perfezione è nata a casa mia mi rende orgoglioso. E sapere di essere nato e cresciuto così vicino a una delle più brillanti stelle sul firmamento dello sport mondiale significa per me anche una grande responsabilità. Che mi spinge a fare qualcosa di simile. Qualcosa di importante. O perlomeno di provare a fare qualcosa di importante.

 

Ecco, alle donne che non conosco dal vivo e che mi hanno ispirato e alle donne che conosco di persona e che continuano a ispirarmi un affettuoso augurio di vita lunga e parole efficaci!

 

A presto,

 

Lucian

 

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