Fino a che non avete imparato a essere tollerante con chi non è sempre d’accordo con voi; fino a quando non avrai prima coltivato l’abitudine di dire qualche parola gentile a quelli che non ammiri; fino a quando non avrai l’abitudine di cercare il bene invece del male negli altri, non avrai né successo né felicità.

Napoleon Hill

Siamo tutti un po’ retori anche se non del tutto convinti. La retorica ha a che vedere con la continua ricerca del consenso, che spesso chiamiamo assenso, accordo, adesione. Cerchiamo il consenso nelle relazioni che costruiamo e, a volte, purtroppo, perdiamo, perché non più in linea con la nostra idea di consenso. Nei luoghi che vediamo e in quelli che abbandoniamo. Nei film che guardiamo e in quelli a cui rinunciamo. Nei libri che leggiamo, nelle conversazioni che facciamo, negli obiettivi che ci poniamo. Ovunque siamo, fisicamente o mentalmente, lo siamo perché spinti da una mola profonda del nostro essere: la ricerca del consenso.

 

Leggiamo qualche definizione della parola consenso.

 

Lo Zingarelli cartaceo dice: “approvazione, appoggio, favore”; “concordia di volontà, giudizi, sentimenti e simili, o accordo su un punto specifico fra due o più persone”; “assenso, benestare, permesso”.

 

L’enciclopedia Treccani on line alza il tiro e ci presenta dettagliatamente il consenso come “un principio costitutivo dell’ordine sociale” e “un fattore di equilibrio e coesione” sottolineando la sua presenza “alle origini stesse della scienza sociologica”.

 

Il consenso è una cosa seria. Per raggiungerlo ci vuole impegno. Strategia. Esercizio. Costanza. Determinazione. Qui entra in gioco l’arte di parlare con arte, la retorica, la splendente Signora della Parola, affascinante ora, come tre millenni fa.

 

La retorica esiste “là dove il fine è la persuasione, cioè il raggiungimento di un consenso ottenuto per vie pacifiche, graduali, facendo presa su tutte le facoltà della controparte: non solo l’intelletto, ma anche la volontà e la sensibilità”. Lo disse più di 50 anni Chaïm Perelman che alla retorica dedicò la sua vita professionale. Scrisse insieme a Lucilla Olbrechts-Tyteca il Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica un tomo di 500 e passa pagine in cui si propose di ridare lustro all’antica arte del discorso mettendo l’argomentazione al cuore della quotidianità umana.

 

Anche dopo di loro ci furono alcuni che persero la testa per l’affascinante Signora della Parola cercando di illustrar le sue virtù e la sua utilità nella velocissima società postindustriale. Mi soffermo a due, i cui lavori ho approfonditamente studiato: il primo, francese di origini, si chiamava Olivier Reboul. Passò a vita migliore nel 1992, ma fece in tempo a scrivere l’Introduzione alla retorica. Il secondo è Jay Heinrichs, nostro contemporaneo, che Oltreoceano rinunciò a una carriera giornalistica per dedicarsi anima e corpo alla retorica. In uno chalet, come lui stesso confessò, di una remota campagna del New Hampshire scrisse Thank you for arguing che in italiano fu tradotto così: L’arte di avere sempre l’ultima parola.

 

Tuttavia, il più importante conoscitore dell’arte del discorso fu Aristotele che per prima la sistemò e la trasformò in disciplina fondamentale per la crescita e la formazione di una persona. Scrisse Retorica in età adulta, un’opera che ancora oggi affascina e inquieta con periodi di altalenante fortuna. Viene considerata da alcuni la più antica scienza della comunicazione mentre per alcuni altri la retorica è una scandalosa forma di comunicazione manipolatoria a buon uso dei … disonesti. Non è niente di tutto ciò, a mio avviso. La retorica è il Chilometro 0 della Comunicazione, imprescindibile punto di partenza per scalare le vette della Crescita Personale. La retorica è arte. Arte di ciò che ci rende pienamente umani: le parole. Arte, appunto, di trovare le parole efficaci, al momento e al posto giusto.

 

La retorica aristotelica è un viaggio alla scoperta della natura umana e di ciò che più che altro ci identifica in quanto esseri umani: le parole. È un intreccio di concetti e nozioni oggi contesi tra diverse scienze sociali: la comunicazione, la sociologia, la psicologia, la linguistica e le sue derivazioni psicolinguistica, sociolinguistica, neurolinguistica.

 

La Retorica di Aristotele, nonostante tutto, è un libro per tutti. Un banco di prova e una sfida per l’intelletto. È un abbecedario. L’abbecedario della comunicazione efficace. Con la retorica in mano è come se tornassimo bambini: al primo anno di scuola, di fronte all’abbecedario che ci fece scoprire la forma, la forza e i segreti delle parole.

 

Le letture sulla retorica mi hanno fatto capire che uno dei motivi per cui ci alziamo dalla sedia per fare delle cose è la ricerca del consenso delle persone attorno a noi. È la stessa ricerca che muove popoli e stati, industrie ed economie. Il dissenso è naturale, il consenso è culturale, così come il caos è natura e l’ordine è cultura.

 

La ricerca del consenso è la più sociale delle umane attività. Una volta raggiunto si trasforma in collaborazione, poi nella felicità, quella gratificante sensazione di benessere interiore che ci rende allegri e disponibili, gentili e motivati, accoglienti e tolleranti.

 

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Foto di EnKayTee