Aggiornato il 30 gennaio 2020

Questo articolo è stato revisionato ed aggiornato il 30 gennaio 2020.

Definiamo felicità una condotta positiva di vita unita alla virtù.

Aristotele

La retorica è una di quelle meravigliose “piccole cose di assoluta importanza”. È quello che ho pensato appena finito uno dei più bei libri che io abbia letto negli ultimi anni: La felicità e altre piccole cose di assoluta importanza. L’autore è Haim Shapira, uno scrittore che, per i suoi molteplici interessi, ricorda il TED talk di Emilie Wapnick dal titolo Why Some of Us Don’t Have One True Calling. Shapira è indubbiamente un multipotenziale: studia la matematica, ama i giochi di parole, suona il pianoforte, scrive con marcate tendenze… filosofiche. Vive in Israele.

 

Inizia così, il suo libro: “la felicità è il significato e lo scopo della vita, l’obiettivo e il fine ultimo dell’esistenza umana”. Solo per aver cominciato il suo libro citando Aristotele, Shapira si è subito guadagnato il mio interesse e la mia più sincera ammirazione.

 

Il libro è un meraviglioso scrigno di idee riguardo alla felicità. L’autore chiama in causa molti dei pilastri della storia dell’umanità tra cui il re Salomone, Platone, Tolstoj, Tagore, Kierkegaard e Aristotele, appunto, ma anche illustri personaggi di indimenticabili storie come Piccolo Principe, Alice nel Paese delle meraviglie, Winnie the Pooh. Tutti hanno avuto qualcosa da dire e, più delle volte, da ridire sulla felicità.

 

La lettura scorre meravigliosamente proprio perché, a differenza di tanti altri libri sull’argomento, non offre ricette preconfezionate per raggiungere la felicità. Parafrasando l’autore stesso, la sua è una buona lettura perché spalanca la mente alle domande, non la chiude, soffocandola di risposte.

 

Finito il libro di Shapira mi sono riletto alcuni brani della Retorica di Aristotele. Eccone uno, bellissimo: “Intorno alla felicità e alle azioni che a essa conducono e a quella a essa contrarie, che ruotano tutti i tentativi di persuadere e dissuadere”. Il Maestro aggiunge: “si devono fare le cose che procurano la felicità o una delle sue parti, o che l’accrescono invece di diminuirla, mentre non si devono fare quelle che la corrompono o ostacolano o producono il contrario.”

 

Hai letto bene. Ogni volta che ti capita di persuadere o dissuadere qualcuno non fai altro che un serio tentativo di raggiungere la felicità. Ci hai mai pensato, allora, che una di quelle “piccole cose di assoluta importanza” come la retorica può aiutarti a percorrere serenamente il cammino verso la tua felicità?

Non c’è giorno che passi senza impegnarci a persuadere o dissuadere qualcuno, famigliare, collega o amico che sia. I discorsi che facciamo tutti i giorni nella vita si riferiscono sempre a eventi passati, presenti o futuri.

 

Aristotele notava che a seconda del tempo a cui facciamo riferimento, i discorsi sono essenzialmente di tre generi: deliberativo, giudiziario ed epidittico. Dice, nella sua Retorica: “Ognuno di questi generi ha un fine differente, ed essendo tre i generi, tre sono anche i fini.”

 

In altre parole, quando comunichi a casa, a scuola, in azienda e, più in generale, nella vita:

  1. Consigli l’utile o sconsigli il nocivo e per questo usi il discorso deliberativo
  2. Sostieni il giusto o, al contrario, contesti l’ingiusto usando il discorso giudiziario
  3. Approvi il bello e disapprovi il brutto con il discorso epidittico

Vediamoli in ordine, i tre generi:

 

Il discorso deliberativo – quando consigli l’utile e sconsigli il nocivo

Quando ti capita di esortare o dissuadere tuo figlio, la moglie, il collega in ufficio o l’amico al bar, facci caso, parli sempre in relazione al futuro. Il futuro è, infatti, il tempo specifico per chi consiglia o sconsiglia, e chi (s)consiglia altro non fa che esortare o dissuadere a proposito di un evento futuro.

 

Vediamo un esempio: quando Shapira ci dice, a proposito del suo viaggio nella Valle delle Grandi Domande: “Non rinunciare ai piaceri della vita”, riproponendo in chiave edonica il passaggio biblico “Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza” che cosa fa? Esatto, esorta, consiglia e ora anche tu sai che usa la retorica, la retorica deliberativa per dirla con Aristotele, per invitarti ad applicarti a tutto con entusiasmo.

 

Il discorso giudiziario – quando sostieni il giusto o, al contrario, contesti l’ingiusto

No, non serve recarti in tribunale o portarti dietro un avvocato per usare il discorso giudiziario. Ti è mai capitato di sostenere una causa, vero? Ecco, quando sostieni una causa ti riferisci a un evento passato ed è proprio in relazione a un evento già trascorso che uno accusa e l’altro difende.

 

Nel film The Blinde Side, ispirato alla storia vera del giocatore di football americano Michael Ower, c’è una bellissima scena in cui, durante un pranzo, una Sandra Bullock in grande forma difende argutamente il suo operato dall’ironia delle sue amiche:

 

“Sentite, ecco come stanno le cose. Non mi serve che approviate le mie decisioni, ok? Ma vi chiedo di rispettarle. Non avete idea di che cosa ha passato questo ragazzo. E se la cosa diventerà una costante diatriba posso andare a mangiarmi un’insalata dal prezzo esorbitante più vicino a casa.”

 

Che cosa fa Bullock, nel film Leigh Anne Tuohy? Esatto, usa il discorso giudiziario per difendere il giusto delle sue azioni davanti a una ristretta platea composta dalle sue amiche che, invece di gustarsi il pranzo in buona compagna, mettono in discussione il suo operato.

 

Il discorso epidittico – quando approvi il bello e disapprovi il brutto

Infine, anche tu hai lodato o biasimato qualcosa o qualcuno, vero? Che fai, in questi casi? Usi il tempo presente e il discorso epidittico. Il presente è il tempo utilizzato in questo terzo tipo di discorso illustrato da Aristotele. Naturalmente, ciò non impedisce di rievocare il passato o di prefigurare il futuro.

 

Martin Seligman, il fondatore della psicologia positiva, nel suo intervento al TED di qualche anno fa, intitolato The New Era of Positive Psychology, elogia la ricerca del piacere, dell’impegno, del significato e li considera i veri motori della “soddisfazione di vivere”. Lodare la ricerca del piacere, dell’impegno e del significato della vita è il suo modo di spalancare la mente alle domande, rifiutando di soffocarla di risposte.

 

La retorica, dicevo, è una di quelle meravigliose piccole cose di assoluta importanza quotidiana. A portata di mano di tutti. Quando usiamo le nostre parole per consigliare l’utile o sconsigliare l’inutile, per sostenere il giusto o per indebolire l’ingiusto stiamo utilizzando la retorica. Lo stesso facciamo quando vogliamo lodare il bello o biasimare il brutto. Perché “si devono fare le cose che procurano la felicità o una delle sue parti, o che l’accrescono invece di diminuirla.”

 

Sei d’accordo?

 

Foto di Ramesh NG