La paura ha una precisa funzione biologica: sta tranquilla nella nostra testa e ci aiuta a proteggerci. Dai pericoli reali, non immaginari. L’orso incontrato su un sentiero in montagna, il leone che hai visto da vicino nella savana, il serpente velenoso, i tuoni, la tempesta. In situazioni come queste la paura ti può salvare la vita. La paura di sbagliare, invece, no. Anzi, la vita, te la rende dannatamente difficile.

Il fallimento deve essere il nostro insegnante, non il nostro becchino. Il fallimento è ritardo, non sconfitta. È un intoppo temporaneo, non un vicolo cieco. Il fallimento è qualcosa che possiamo evitare solo non dicendo nulla, non facendo nulla, non essendo nulla.

John Maxwell

Siamo evoluti, oggi, abbiamo più conoscenze e più informazioni di tutte le generazioni passate messe insieme. Lo dimostra l’estensione della nostra vita reale: il mondo online e tutti ciò che in esso versiamo, cerchiamo, scopriamo.

 

Oggi, le paure reali sono diminuite. Per contro, quelle immaginarie si sono moltiplicate. E non sono di grande aiuto quando vuoi andare avanti. Le paure immaginarie non ti salvano la vita, non ti mettono al riparo, non ti fanno stare meglio. Tanto meno, vivere più a lungo. Anzi, ti tirano il freno, ti bloccano e ti costringono a rinunciare ai tuoi obiettivi più ambiziosi, ai tuoi sogni più audaci, al tuo desiderio di miglioramento.

 

Vuoi sbarazzartene e andare avanti? C’è solo una cosa da fare: prenderle di petto, le paure, e cacciarle via.

 

Queste sono le cinque paure paralizzanti, le più diffuse al mondo, tutte immaginarie, che ci spolpano di energie rovinandoci la vita.

Questo è il quinto e l’ultimo articolo in cui esploro quelle che ho chiamato le cinque paure paralizzanti e come fare per liberarcene. Tralascio le fobie e gli attacchi di panico o altri stati emotivi che necessitano l’intervento mirato di uno specialista.

 

Come nasce la paura di sbagliare

La paura di sbagliare la sviluppiamo da piccoli, quando veniamo sgridati dai nostri genitori. Una sfuriata può capitare, ma se ciò avviene di frequente, gli albori della vita – la prima infanzia – rischiano di diventare un campo minato: le fondamenta dell’autostima esplodono lasciando dietro una personalità sgretolata. Sviluppiamo l’idea di essere sbagliati e il timore di commettere errori e di essere ripresi persiste anche una volta superata la tenera età. Più si percorrono le stagioni della vita, più la capacità di espressione risulta inceppata.

 

Le fondamenta dell’autostima si edificano sulla visione che del bambino abbiano gli adulti a lui più vicino, nello specifico i genitori. Nella primavera della vita siamo visti ed accettati per ciò che vogliamo offrire al mondo. Oppure, purtroppo, siamo svalutati e ci sentiamo sbagliati. Il bambino tende a identificarsi nello sguardo caldo dell’accoglienza, oppure nello sguardo freddo della disapprovazione. In questa immagine riflessa, costruirà la sua immagine di sé, sulla quale poi costruirà la sua visione del mondo, il rapporto con sé stesso e con gli altri.

 

La paura di sbagliare si insinua dentro di noi da quando siamo bambini. Trova terreno fertile per svilupparsi o contenersi in funzione degli stimoli esterni a cui veniamo esposti: le azioni e le reazioni dei genitori, in primo luogo. Infatti, se analizziamo con onestà la nostra vita, vediamo come spesso facciamo (o non facciamo) ciò che risulta essere un’ingiunzione, un divieto, un sentiero culturalmente già tracciato dalla famiglia, dalla scuola, dal gruppo dei pari, dai luoghi reali o virtuali che decidiamo di frequentare. Non sempre quindi, anzi, molto raramente e con non poche battaglie soprattutto interiori diamo voce e spazio alla nostra reale volontà, o alla nostra indole più profonda. Paradossalmente, agiamo e ci muoviamo nel mondo più da ciò che ci frena che non da quello che ci farebbe andare avanti. Vincono più i timori che i reali desideri e spesso di questo non ne siamo nemmeno consapevoli.

 

Come affrontare e dominare la paura di sbagliare

Il coraggio non esclude la paura, tenta di prevederla. E di contrastarla.

 

La nostra identità è il risultato di tanti elementi in continuo divenire. Tra questi, coraggio e paura scrivono a lettere cubitali il nostro percorso di vita. Ciò che siamo, ciò che abbiamo e ciò a cui aspiriamo è il risultato di un continuo contrasto interiore tra le forze propulsorie del coraggio e le barriere immobili della paura. Agiamo, osiamo, temiamo o ci fermiamo in funzione delle costrizioni sociali e culturali a cui decidiamo di tener testa. A volte ne siamo consapevoli, più delle volte, no.

Un esperto è uno che ha fatto tutti gli errori possibili nel suo campo.

Niels Bohr

Si fa presto a dire “devi riconoscere ed accettare la paura di sbagliare”. Ritrovarla, però, non è così facile. Si nasconde tra le pieghe del proprio essere, sentire e interpretare il mondo e spesso si confonde con le altre paure paralizzanti: la paura del giudizio degli altri, del rifiuto e quella del fallimento.

 

Il giudizio degli altri, la paura della disapprovazione, il perfezionismo e i condizionamenti acquisiti nei primi anni di vita soffocano un progetto, un’iniziativa ancora prima della sua nascita. Una qualsiasi scelta è più delle volte un salto nel buio: non ci sono garanzie di successo e l’errore, tuttavia, fa parte del gioco. Ciò che segue ingarbuglia ulteriormente la faccenda: l’eventuale errore commesso è sottoposto a un doppio giudizio: quello dato dall’esterno e quello, spesso molto più rigido, espresso dalla propria vocina interiore.

 

La paura di sbagliare, come affrontarla e poi dominarla è ciò che fa la differenza.

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Cinque strategie per dominare la paura di sbagliare da subito

 

Ecco cinque suggerimenti per mettere le cose in chiaro e far capire alla paura di sbagliare chi guida le danze;-)

 

  1. Va bene così!

Puntare al massimo, puntare a dare il nostro meglio, certo, ma essere soddisfatti anche se il risultato non è perfetto. L’imperfezione può avere il suo lato divertente, positivo e sta a noi vederlo. Che poi, domandiamocelo: la perfezione, che cos’è, chi e come la misura, eh?

 

Di nuovo, i primi anni di vita, possono riportarci con i piedi saldi pe terra. I bambini si riprendono in pochi istanti dopo ogni caduta: si rialzano e riprendono quello che stavano facendo. Non conoscono il desiderio di perfezione, ma solo quello di scoperta. Con una condizione fondamentale: che i rimproveri degli adulti non diventino ricorrenti. Diversamente, si corre il rischio di penetrare in profondità e progressivamente a trasformare l’errore da innocua componente della vita a qualcosa da evitare e di cui vergognarsi profondamente. I genitori particolarmente perfezionisti sono anche coloro che criticano di più e rischiano di incutere il timore di sbagliare più del necessario nell’universo del bambino. Se poi si aggiungono punizioni pesanti per gli errori commessi, il danno è fatto e, a volte, irrimediabilmente. Le ingiunzioni ricevute durante i primi anni di vita segnano profondamente ciò che faremo e ciò che saremo da grandi.

 

  1. Evitare di “andare nel pallone”

Non perdere la lucidità, detto altrimenti. Più facile a dirsi che a farsi? Forse, ma se la paura di sbagliare non la si prende a tu per tu, se le si lascia spazio di manovra diventa un muro insuperabile, mandando in fumo qualsiasi buona intenzione. Un esame, un colloquio, una gara, la ragazza dei tuoi sogni, la promozione di un progetto rimarranno solo nella propria testa se prendono sopravvento pensieri ricorrenti come “Non ce la farò mai”, “Non sono capace” “Non sono abbastanza preparato/a”,  “Chissà che figura di … melma farò”, “Gli altri sono più bravi di me” e via di questo passo.

 

Per evitare l’auto-sabotaggio c’è solo una cosa da fare: trasformare la paura in energia. Il timore di prendere una decisione sbagliata frena l’azione. Tuttavia, l’energia propulsiva dell’agire irrompe quando la paura dell’ignoto è domata, mettendo le ali alla curiosità della scoperta.

 

  1. Coltivare la cultura del coraggio

Porsi e superare piccole sfide quotidiane ci costringe ad allontanarci dal calduccio della nostra comfort zone. Farlo con regolarità significa dar vita a una personale cultura del coraggio. Attenzione: la cultura del coraggio non significa prendere rischi inutili, ma affrontare a piccoli passi e in maniera consapevole i limiti delle nostre paure e, allo stesso tempo, ritrovare risorse ed energie assopite dentro di noi. Nell’esperienza di arti marziali (la mia, giovanile, più breve, quella di mia figlia, recente e molto più lunga, quattro anni) abbiamo imparato questo principio: “Chi suda di più in allenamento sanguina meno in guerra”. È un detto attribuito ai guerrieri dell’antica Sparta, all’opposto di ciò che caratterizza la cultura occidentale contemporanea in cui prevale la comodità e la sedentarietà. Oggi, ci alleniamo poco e sanguiniamo molto.

 

  1. Rendere l’errore un punto di forza

Tutti sbagliamo, è naturale. La caratteristica delle persone di successo, però, è questa: prendono l’errore, lo studiano a fondo e lo usano per migliorare sé stessi, grazie a una rinnovata presa di coscienza dei propri limiti. Le persone di successo sono quelle che tentano, falliscono e da ogni sbaglio imparano. Il mondo è pieno zeppo di persone dotate e senza successo, mentre a raggiungerlo pienamente sono quelle che non mollano, che perseverano, che inciampano nei loro errori, si fermano, poi si rialzano e proseguono. La paura di sbagliare, a briglie sciolte, tira il freno, alza muri e blocca l’azione. L’antidoto? Insistere, cambiando ritmo, aggiustando e tenendo il focus sull’obiettivo.

 

  1. La profezia che si autoavvera

Quando si è convinti di sbagliare, il solo fatto di crederlo fa sì che il comportamento messo in atto realizzi l’aspettativa.

 

Imparare a dare fiducia prima di tutto a sé stessi è una sfida grande e meravigliosa, a cui tanti di noi non sono stati abituati. Il contesto familiare, il luogo dove ogni bambino dovrebbe essere visto e considerato, di frequente si trasforma in uno “spazio” di giudizio, sfiducia e svalutazione. Anziché di fiducia, crescita e incoraggiamento.

 

Attenzione, però: le paure, l’ansia, così come le critiche, possono avere anche un risvolto positivo: ci aiutano a tirar fuori il meglio di noi e iniziare a credere di più, a dispetto di tutti, in ciò che desideriamo profondamente.

 

Sono molte le persone che vivono nel timore continuo di fallire: spesso i loro errori non sono maggiori di quelli di altri, eppure questo palese certezza non allevia la loro angoscia. Anzi, accade il contrario: che le loro preoccupazioni li espongano ad un maggior rischio di lapsus e sbagli mentre i tentativi di evitarli ad ogni costo innalzano la probabilità di commetterli.

 

Nelle famiglie in cui gli insuccessi assumono dimensioni sproporzionate e semplici errori vengono additati come difetti personali, il bambino è portato a credere che rinunciare sia meglio che rischiare di fallire.

 

I genitori che anziché motivare i propri figli ad agire, inibiscono la loro voglia di “provare a fare”, mediante frasi ripetute del tipo ”No, non si fa così”, “Non sei capace, lascia fare a me” o “Attenzione a quello che fai, perché se sgari te le prendi!”, spingono il bambino, a seguito dei rimproveri ricevuti, a interiorizzare un modello di comportamento “evitante” che in età adulta, diventerà lo schema predominante in molte situazioni della sua vita.

 

Spesso senza volerlo, i genitori iperprotettivi contribuiscono a creare degli individui che crescendo tendono a chiudersi nella propria area di agio, vivendo solo esperienze rispetto alle quali hanno la garanzia di riuscire. Difatti, la paura di sbagliare costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita personale.

 

Sbagliando si impara

Culturalmente siamo soliti attribuire all’errore una valenza negativa. Pensare all’errore come qualcosa di grave, genera disagio, sofferenza, senso di colpa e ciò non può che peggiorare il nostro modo di vivere. Al contrario, acquisire la capacità di guardare lo “sbaglio” da una prospettiva diversa, imparando a giudicarlo naturale, accettabile, sopportabile, ci porterà a perdonare a noi stessi gli errori commessi e ci aiuterà a superare l’alto muro della paura.

 

“Ho fatto uno sbaglio” è tutt’altra cosa di “Sono sbagliato”: commettere un errore non significa automaticamente essere un errore. Tutt’altro. Gli errori, come qualsiasi altra decisione che prendiamo necessitano di essere contestualizzati. In altre parole: può capitare che in una determinata situazione il nostro comportamento non abbia prodotto l’effetto sperato. Che si fa? Rileggi il punto uno.

 

Non pensare che un errore ti possa definire, o avrai di te un’immagine complessiva di inadeguatezza.

 

L’errore è un’opportunità di apprendimento, non la fine del mondo. La paura di sbagliare cresce a dismisura in “ambienti” educativi intrusivi, ipercritici e intolleranti agli errori. Ma senza affrontare nuove sfide e senza andare alla scoperta di nuove conoscenze rischiamo di rimanere estranei a noi stessi. Lo dico a me stesso, da undici anni e più, da quando è nata Chiara, la mia junior più grande. Lo dico a te, che stai leggendo ora, per incoraggiarti a ridimensionare gli errori tuoi o dei tuoi juniors.

 

L’errore è un’azione e come tutte le azioni porta a un risultato: un risultato inatteso o al di sotto delle aspettative, non qualcosa di irreparabile. È imperativo, come dicevo poc’anzi, non andare in palone. Restare lucidi.

 

Perché è comunque preferibile sbagliare per aver fatto qualcosa che non sbagliare per aver fatto niente.

 

Qui si conclude questa miniserie di cinque articoli dedicati alle sfumature della paura. Dimmi cose ne pensi di questa potente emozione, così presente nella nostra quotidianità. Lascia un tuo commento qui sotto, senza paura 😉

 

A presto,

 

Lucian