Non basta possedere gli argomenti che si devono esporre, ma è anche necessario esporli nel modo appropriato.

Aristotele

Ti ho appena parlato della regina delle figure retoriche, la metafora, la cui definizione è: uno strumento che ci fa vivere una cosa per un’altra.

 

La metafora non è l’unica a distorcere il mondo. Lo fanno tutte, le figure retoriche. È di questo che vivono. Il loro scopo è distorcere il mondo rendendolo più bello, più suggestivo, più pittoresco. Più divertente.

 

Siamo abituati a confinarle nel giardino della letteratura e, più in particolare, nell’orticello della poesia (ecco due metafore per rendere più espressivo questo passaggio). Tuttavia, le figure retoriche sono presenti e ampiamente utilizzate anche nella vita di tutti giorni. Fosse solo per questo e possiamo ritenerci tutti un po’ oratori.

 

Le figure retoriche rendono il discorso più incisivo e le idee più vive. Portano l’interlocutore dietro le quinte del discorso proprio e lo aiutano a scoprire nelle parole nuovi significati, sorprendenti, inaspettati. Il senso figurato, in altre parole.

 

Rimaniamo in tema di distorsione della realtà. Di seguito troverai cinque figure retoriche che non ti aspetti e che rendono il nostro quotidiano più vivace.

 

Vediamole, in ordine.

 

Iperbole: esagerare, per difetto o eccesso

Riferendosi all’iperbole, Aristotele disse: ha un che di giovanile, rivela impetuosità. Difficile dargli torto, effettivamente l’iperbole si distingue per la sua capacità di accogliere pochi, molti, tanti, tutti. È anche divertente perché riesce a ingigantire o rimpicciolire là dove, spesso, meno te lo aspetti.

 

Qualche esempio? Lo hai detto o no, di recente: “Tutti sanno”, “Tutti lo fanno”, “In tanti lo dicono”, “C’era un sacco di gente in fila” (eri alle Poste, vero?)

 

Scommetto che ti è capitato di dire o sentire anche cose del tipo:

Muoio di fame (dopo mille ore di riunione)

Esco a fare due passi (ma va là, due solo?)

Vado e torno in un baleno (Speedy Gonzales che non sei altro)

Ci metto un secondo ad arrivare (che ti credi di essere, Superman/woman?)

È un secolo che non ci vediamo (ok, ora so che sei cugino di Matusalemme)

Sta simpatico a tutto il mondo (occhio che ti sente, il tuo capo)

Esageri con stile, dunque, usi un’iperbole anche quando dici cose del tipo: “Gli ci è voluto un secolo per arrivare”, “Mi piaci da morire” o “Non ha un briciolo di cervello”.

 

Parole, idee, immagini. Della nostra, umana vita quotidiana. Che rendono il mondo più divertente, più suggestivo.

 

Ironia: dire il contrario di ciò che si pensa

È una figura retorica di grande effetto perché mostra finta ignoranza, sufficientemente evidente per l’interlocutore da farlo riflettere sull’argomento in questione. Spesso, l’ironia si fa aiutare dalla punteggiatura (puntini di sospensione, punto esclamativo e interrogativo assieme) e, in tempi recenti, dalle emoticon.

 

Per esempio: “Ma bravo!” o “Come sei bravo!” (amico all’amico dopo l’ultimo tentativo fallito di conquistare il cuore della ragazza della porta accanto)

 

Alla base dell’ironia sta l’intenzione del locutore di far comprendere all’interlocutore proprio il non detto. È, in altre parole, una presa in giro. Diciamolo: una retorica presa in giro.

 

Tipo:

La tua è un’auto da far invidia (l’amico spiritoso sulla prima auto cartoccio dell’amico meno spiritoso)

Come sei ordinata! (madre alla figlia all’apertura dell’armadio)

Che stanza ordinata! (padre a figlio, pestando i pezzi di lego)

Che sei in anticipo! (amica all’amica con cellulare scarico, dopo mezz’ora di attesa)

Metonimia: collocare una cosa al posto di un’altra

Questa è particolare, è una metafora retoricamente modificata. La metonimia pone una cosa al posto di un’altra. Non è uno swap caduto dal cielo ma c’è dell’affetto tra i due termini: un rapporto di dipendenza logica o materiale.

 

Quando al mattino dici “Spegni il latte” o la sera “Chiudi l’acqua” è questo che fai, usi una metonimia, una scorciatoia referenziale. Questa particolare figura retorica ci permette di focalizzarci su certi aspetti a cui ci stiamo riferendo. La metonimia, come altre figure retoriche, è parte del nostro quotidiano. Abituale modo di pensare, comunicare e agire.

 

Vediamo qualche esempio:

Mi piace Proust (l’autore al posto dell’opera)

Mangio un Ferrero e corro in Ferrari (produttore al posto del prodotto)

Vive di scrittura (causa al posto dell’effetto)

Quel bambino è una gioia (l’effetto al posto della causa)

Abbiamo mangiato un piatto squisito (il contenitore al posto del contenuto)

Quella ragazza è una bellezza (astratto al posto del concreto)

Quel ragazzo ha del fegato (concreto al posto dell’astratto)

Una bottiglia di Montepulciano (luogo al posto del prodotto)

raglan, mansarda, biro, cardigan (oggetto per inventore)

Se senti sineddoche, niente paura. È uno stretto parente della metonimia, un caso particolare in cui la parte sta per il tutto. Tipo: Sei solo un bel faccino o Muovi il culo da qui.

 

Preterizione: far finta di tacere ciò che in realtà si dice

È una scossa al discorso. Inizi con una negazione per poi subito smentirla. Aumenti il volume, l’importanza di quello che stai per dire, tipo:

Non sto a dire che …

Non ti dico come siamo stati accolti!

Non ti dico cosa mi è successo!

Non sto qui a ricordarti, ma l’altra volta che …

Non sta a me a …

È un modo per mentire spudoratamente. Fingi di tralasciare qualcosa di importante. Mi dici qualcosa, appena mi dici che non mi dici. E io ti ascolto. Tipicamente retorico 😉

 

Similitudine: associazione di idee

Si tratta di una metafora meno piacevole perché più lunga. E più evidente. La similitudine serve per paragonare e si nota per l’aggiunta di una o più parole. Nonostante ciò, Aristotele le mostra apprezzamento e così anche noi. Paragonare è, in fin dei conti, una quotidiana attività.

 

Paragoniamo immagini, cose, situazioni, persone. E ci facciamo aiutare da parole tipo “come”, “sembra”, “è simile”, “somiglia” e derivati vari (“pare”, “tale”, “a somiglianza di”)

 

Il risultato?

Furbo come una volpe

Bianca come la neve

Rosso come il fuoco

Rimorso che pesa come un macigno

Ricco come un re

Conviene saperle, le figure retoriche. Rendono il pensiero più arguto e le idee più efficaci. Danno un tocco di eleganza espressiva al discorso.  Sono un must della cassetta degli attrezzi della tua comunicazione efficace. A casa, a scuola, in azienda. Nella vita.

 

Per apprezzarle pienamente sarebbe utile chiederci che mondo sarebbe senza di esse.

 

Decisamente, più piatto. Più terno. Più monotono.

 

Foto di Hartwig HKD