In questo articolo ho deciso di condividere il racconto originale di uno dei più influenti scrittori italiani del ventesimo secolo. Parla di tempo. Anzi: di come evitare di sprecare il tempo che conta.

La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti.

John Lennon

Prima però lasciamo farti questa domanda: e se un giorno vedessi uscire dalla porta di casa tua un ladro con, sulle spalle, una saccoccia piena zeppa con la tua inestimabile ricchezza? Che cosa faresti vedendolo allontanarsene senza poterlo acciuffare?

 

Quello che stai per leggere è un testo straordinariamente potente: arriva dritto al cuore e … nello stomaco, come un pugno, per mano di uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento.

 

Mi ha fatto pensare  a quanto immensamente importante sia il miglior capitale che possediamo: il tempo. A quanto ingenuamente ci sfugga spesso tra le ditta.

 

Mi ha fatto pensare a come gli affetti, spesso senza neanche accorgercene, diventino moneta di scambio per una certa idea di successo.

 

Mi ha anche fatto pensare a come alcune emozioni – timore, angoscia, rimpianto, delusione, rimorso – possano martoriare la nostra anima in quei momenti in cui per intimi motivi ci sediamo e facciamo un onesto bilancio.

 

Mi ha fatto riflettere sul valore delle relazioni. Su come i rapporti che instauriamo sui sentieri della nostra vita scandiscano il nostro tempo interiore. Sull’impatto che solo alcune relazioni – in primissimo luogo la relazione genitori-figli – possano avere sulla nostra crescita personale.

 

Mi ha fatto pensare a come il passato possa spazzare via il nostro presente compromettendo allo stesso tempo il nostro futuro.

 

Mi ha fatto riflettere ai fondamentali della nostra vita: tempo, relazioni ed emozioni.

Non limitarti a segnare il tempo; usa il tempo per lasciare il tuo segno.

Harvey B. Mackay

Leggi il breve raconto di Dino Buzzati che apparentemente può sembrare surreale e sconcertante. Si intitola I giorni perduti e ti potrà aiutare a mettere le cose nella giusta prospettiva. Con la consapevolezza della fluidità e della fragilità del tempo che scorre mentre modella le nostre esistenze.

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che, con una cassa sulle spalle, usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su un camion.

 

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora, lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

 

Kazirra scese dall’auto e andò a vedere.

 

Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

 

Kazirra si avvicinò all’uomo e gli chiese:

– Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

 

Quello lo guardò e sorrise:

– Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.

 

– Che giorni?

 

– I giorni tuoi.

 

– I miei giorni?

 

– I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

 

Kazirra guardò.

 

Formavano un mucchio immenso.

 

Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

 

Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè, che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

 

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

 

Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

 

– Signore! gridò Kazirra. Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

 

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.

 

(Dino Buzzatti, 180 racconti)

Il tempo è anche uno degli argomenti al cuore del prossimo corso che partirà il 1 marzo. In cosa consiste? Per tre mesi accompagnerò 100 nuovi lettori di RhetoFan in un percorso avanzato e a numero chiuso progettato per aiutarli a migliorare la comunicazione e scrivere il futuro ideale che vogliono realizzare. 

 

Questo percorso si intitola TRE: Tempo | Relazioni | Emozioni.

 

Prima dell’inizio del corso, per esattamente due settimane, potrai sperimentare in prima persona che cosa significhi essere un corsista TRE.

 

Tutto ciò che dovrai fare è iscriverti al PRE-corso che ho preparato e al quale potrai accedere gratuitamente cliccando “Mi iscrivo adesso” e lasciando il tuo nome e la tua email nel box qui sotto.

 

Così facendo potrai ricevere gli esercizi tematici basati sui principi della scrittura espressiva, con una durata che varia dai 2 ai 15 minuti, che invierò a tutti gli-scritti al PRE-corso dal 15 al 28 febbraio.

 

Alla conclusione del pre-corso gratuito avrai un’immagine nitida dei fardelli del passato e di come spezzare i loro condizionamenti sul tuo presente. Saprai, inoltre, su quali comportamenti concentrarti e quali invece abbandonare, le motivazioni per farlo e almeno un obiettivo da realizzare nelle settimane del corso.

 

Se vuoi ricevere gli esercizi quotidiani del pre-corso gratuito, iscriviti adesso alla lista di attesa cliccando il bottone “Mi iscrivo adesso” che trovi qui sotto.

 

A presto,

 

Lucian