Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari.

Friedrich Nietzsche

Quante volte hai pronunciato oggi l’espressione “Hai ragione”? In una conversazione ti capita spesso di concedere punti al tuo interlocutore ammettendo “Sì, hai ragione”?

 

Molte delle nostre conversazioni procedono su una dimensione simbolica in cui l’implicito ha un ruolo fondamentale nei rapporti tra interlocutori.

 

Qualsiasi sia la tua risposta, oggi ho preparato per te un’alternativa efficace che ti aiuterà a rimettere le cose al loro posto.

 

Seguimi.

 

Hai ragione è una concessione che fai all’interlocutore che si edifica su un implicito naturale, ma spesso trascurato: [Hai ragione …] ed io avevo / ero in torto. Nel delicato equilibrio conversazionale, questo significa che tu, locutore, ti metti un gradino sotto rispetto a chi ti parla. Significa che accetti di metterti in una posizione di inferiorità di fronte all’interlocutore.

 

A seconda dello stile di comunicazione dominante del tuo interlocutore, la conversazione o il dibattito in atto potrebbe generare nuovo dialogo. O, addirittura, degenerare.

 

Chi è solito mettere in atto una comunicazione passiva potrebbe farsi sopraffare da tristezza e sensi di colpa. La vocina interiore con il suo incessante ronzio rincara l’implicito: [Hai ragione …] è vero, sono io in torto, sono davvero rimbampirlito, spero comunque che riuscirà ad apprezzarmi.

 

Altri, più inquieti, prendono atto del nuovo rapporto di forze e cercano di riguadagnare terreno con qualche frase contorta per mostrare che, in realtà, non avevano del tutto torto. Qualcosa, tipo: [Hai ragione…], ma credo che quello che ti stavo dicendo non sia completamente sbagliato e in un altro contesto è possibile che questa cosa qui possa funzionare. In ogni caso, vale la penna verificare. Fuochino?

 

Infine, una posizione molto vicina allo stile di comunicazione aggressiva del Triangolo delle Comunicazioni. Questo squilibrio conversazionale non gli va proprio giù, perciò decide di reagire: [Hai ragione …], ma questo non significa che quello che ti sto dicendo sia completamente sbagliato. L’irritazione è ben visibile. Sul viso e nel tono.

 

[Hai ragione …]  induce indubbiamente uno squilibrio nello scambio discorsivo. Può aumentare la tensione. E può trascinare il pensiero in un vortice di espressioni inquinanti del tipo “Devo far piacere”, “Devo essere perfetto”, “Devo essere forte”, “Devo fare uno sforzo”. Per evitare tutto questo e per riconquistare la posizione discorsiva che ti meriti un rimedio c’è, ed efficace. 

La potenza del “Sono d’accordo”

Come rimettere lo scambio discorsivo in equilibrio?

 

Riprendendo le giuste posizioni discorsive con l’aiuto della potente espressione: “Sono d’accordo”.  Siamo davvero su un altro pianeta. Ecco perché:

  1. la riconquista: il passaggio fondamentale dal “tu” a “io”. “Sono d’accordo” implica una scelta, la mia scelta di sintonizzarmi con ciò che dici. È una decisione che prendo in un millesimo di secondo e che mi posiziona allo stesso livello sul piano discorsivo. Non faccio concessioni, non scendo di alcun gradino, sono io al centro della mia decisione. Differenza sottile e fondamentale. Squilibro, quindi, annullato.
  2. la potenza: in secondo luogo, la parola “accordo” è potente. Si porta dietro una carica di significati positivi e che richiamano la parità, l’eguaglianza. È una parola che rimette locutore e interlocutore sullo stesso piano. Implica consenso e soddisfazione, armonia e sintonia. Implica, inoltre, il raggiungimento di un obiettivo condiviso: un accordo, per l’appunto. La potenza benefica dell’espressione “Sono d’accordo” è visibile fisicamente: il viso di chi la pronuncia è disteso, lo sguardo limpide e sorridente.

Questo rappresenta sul piano simbolico la riconquista di uno spazio discorsivo di notevole ampiezza. Si tratta di un riposizionamento discorsivo che emette un forte messaggio al di là delle parole. In pratica, stai dicendo al mondo che sei tu a decidere se, quando e come concedere qualcosa all’interlocutore. 

 

Tutto cambia, tuttavia, quando per ragioni personali, vuoi dare ragione al proprio interlocutore. Quando, cioè, scegli deliberatamente di metterti in una posizione di debolezza per un tuo tornaconto personale. In un contesto così è lecito concedere: “Sì, hai ragione.”

 

Che dici, ho ragione? 😉

 

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Buona settimana,

 

Lucian