Non basta possedere gli argomenti che si devono esporre, ma è anche necessario esporli nel modo appropriato.

Aristotele

Le parole sono lo strumento che ci aiutano a posizionarci sulla scacchiera della vita. Di fronte: noi stessi, gli altri, il Mondo. Le parole sono graziose come un fiore o pesanti come un macigno. Sono finestre e muri. Luci e tenebri.

 

Le parole infastidiscono e dilettano. Allontanano e avvicinano. Feriscono e guariscono. Raffreddano e riscaldano. Non solo la relazione con gli altri e con il Mondo, ma anche e soprattutto la relazione con noi stessi.

 

Le parole che usiamo sono le finestre spalancate verso il nostro mondo. Quando ci esprimiamo mettiamo in atto un comportamento discorsivo che riflette il rapporto con noi stessi, con l’interlocutore e con l’ambiente circostante. Attraverso le parole che pronunciamo riveliamo la nostra identità, il nostro modo di vedere il Mondo, gran parte della nostra storia personale.

 

Ecco perché dovremmo usarle meno, le parole, e usarle meglio.

 

La qualità e la durata di una relazione è data dalla capacità di ciascuno dei partecipanti di scegliere e pronunciare le parole efficaci, al momento e al posto giusto. Il che cosa dire è altrettanto importante del come e di quando dirlo. Le parole giuste al momento giusto riflettono la visione che si ha dell’ambiente circostante, l’interesse o il disinteresse a rendere il Mondo un posto migliore, di voler (o meno) crescere e progredire. Chi dice Io sono fatto così, ha una visione completamente diversa da chi dice Ok, io sono fatto così. Ma posso essere anche così.

Il nostro atteggiamento è il solo a decidere di considerare l’esistenza più bella che brutta e di esserne più soddisfatti che insoddisfatti.

Christine Berndt

Fare una promessa e mantenerla, affermare un punto di vista e argomentarlo, dibattere con spirito costruttivo, evitando i falli retorici, essere coerente tra il dire e il fare, trovare e proporre soluzioni invece che rimuginare e frignare. Sono alcuni dei comportamenti discorsivi che compongono la nostra identità. Virtuosi i primi, in opposizione ai nocivi, i secondi.

 

Cinque suggerimenti per prendere maggiore consapevolezza su ciò che dici, come lo dici e quando lo dici

L’essere umano è un animale sociale dotato di una perfetta macchina per poter discorrere. Per questo motivo è sua responsabilità fornire il proprio contributo e la propria collaborazione al mantenimento di un ecosistema discorsiva equilibrato. Equilibrio discorsivo che si raggiunge anche attraverso la scelta oculata di frasi e parole efficaci da usare al momento e al posto giusto. Ecco, allora, prima delle cinque frasi da cancellare assolutamente dal tuo vocabolario, cinque suggerimenti per prendere maggiore consapevolezza di ciò che dici, di come lo dici e quando lo dici.

  • Parla quanto ti viene richiesto, dì né più, né meno di quanto sia necessario
  • Afferma la tua verità e sii pronto a difenderla con solide argomentazioni
  • Centra il punto, non divagare e non fare acrobazie discorsive
  • Esprimiti con chiarezza e concisione
  • Usa frasi brevi, toni positivi, atteggiamento composto e rispettoso

Bene, tutto chiaro? Passiamo, allora, alle cinque frasi inquinanti da disfarti il prima possibile.

 

Bonifica il tuo ambiente discorsivo da queste frasi inquinanti

Ecco cinque frasi inquinanti, da evitare assolutamente se vuoi porti di fronte a te stesso, agli altri e al Mondo in una luce positiva e ottimistica. Mostrarti collaborativo, responsabile e rispettoso, in altre parole.

 

Come ho potuto fare/pensare/dire una cosa simile insieme ai cugini di primo grado Sono stato un (inserire insulto a piacimento) a fare/pensare/dire …, Ah, che … (inserire secondo insulto a piacimento) … sono stato …

 

Questi modi di dire negativi sono una frusta per il proprio sé. Tieni sempre presente che un’azione

  • si inserisce in un determinato contesto, il quale condiziona le nostre decisioni
  • è frutto di una valutazione mediata dalla nostra esperienza acquisita fino al preciso instante della decisione stessa

Non sempre si riesce a prendere la migliore decisione, nonostante le nostre buone intenzioni. Eri diverso tu, erano diverse le condizioni che hanno portato a quella determinata scelta. Rifletti sulla decisione presa, sulle condizioni che l’hanno determinata e sulle sue conseguenze nella tua quotidianità senza soffermarti eccessivamente a rimuginare sul perché. Individua soluzioni, non trovare problemi, questa è la chiave della comunicazione efficace. Anche nel futuro, molto probabilmente, ci saranno momenti in cui non agirai al meglio.

 

Non sono proprio capace a/di … (inserire attività a piacimento), Non sono bravo a …, Non mi riesce mai a….

 

Ho bandito le frasi negative dal vocabolario famigliare da un bel po’. E la nostra comunicazione ne risente gli effetti positivi. Frasi come questi prendono forma di giudizi provenienti dall’esterno che non sono né benevoli, né stimolanti. Checché si dica sull’onestà e buon senso, difficilmente riusciamo ad accettare ciò che gli altri non apprezzano di una persona. Tuttavia, un feedback onesto e costruttivo può rivelarsi utile per allenare la propria capacità autocritica, potente motore della nostra crescita personale ed emotiva, del nostro continuo miglioramento quotidiano. Quando la critica si rivela giustificata e costruttiva, sfruttala per riflettere e modificare in meglio il tuo comportamento. E la tua vita. Al proposito, quell’arguto di Mark Twain disse una volta:

Io non ho nessun problema con le critiche, devono solo piacermi.

Per farteli piacere, le critiche, è importante riuscire a non percepirli come un mero attacco alla tua persona. Un buon indicatore per una corretta valutazione di ciò che ti viene detto? Se la critica prende di mira la persona, mina la personalità, se si riferisce al comportamento offre alternative creative e costruttive. Segnala, in alte parole, la possibilità di dire o fare la stessa cosa in un modo diverso.

 

Ricevere e riflettere senza passare subito al contrattacco. È più facile a dirsi che a farsi, non me lo dire. Ci vuole pazienza e lunghi allenamenti nella Palestra delle Parole per fortificare quella che io chiamo resilienza discorsiva. Comunque: a chi esprime ciò che pensa senza cattiveria o intenti distruttivi si può essere persino grati. In fondo, c’è sempre un margine di miglioramento in ciò che diciamo, in ciò che facciamo e nel modo in cui ci comportiamo.

 

Non è da meno la revisione periodica di quei maledetti dogmi interiori negativi come Non riesco, Non sono capace, Tutti ce la fanno (sottinteso io, invece, no), Tutti sono, Tutti sanno meglio di me e altre nefaste variazioni sul tema. Rimetterli in discussione e un modo per interrogarsi con onestà e lucidità: corrispondono veramente alla realtà? Rivedi i tuoi schemi discorsivi e aumenterai gradualmente tanto la consapevolezza, quanto la conoscenza di te stesso.

 

E che, è colpa mia che …? Ciò che questa domanda altezzosa richiama nella mente dell’interlocutore è: arroganza, impulsività e aggressività. Un cocktail discorsivamente distruttivo. Con questa domanda si mette in forte dubbio l’abilità di gestire una situazione e si creano i presupposti per un blocco discorsivo. Non avere paura di sbagliare, in fondo, chi non ha mai sbagliato, eh? Alzi per primo le mani o taccia per sempre. Beh, non vedo mani alzate…

 

Come vuoi tu, o il gemello Per me va bene così asserito o taciuto. Questa frase apparentemente accondiscendente lascia intendere che tu non sia capace di proporre un’alternativa, lasciando ampi, troppi spazi di manovra discorsiva all’interlocutore. Ne avevo già parlato in un vecchio post chiamandolo comportamento salice.

 

Non è giusto. È vero ed è meglio fartene una ragione. Chi pensa di cambiare il mondo rischia di dimenticare di cambiare sé stesso. Essere più tolleranti con gli altri e più esigenti con sé stessi è un modo per rivalutare il giusto (è implicitamente l’ingiusto). Più che pretendere o aspettare il giusto dagli altri è meglio andare a prenderselo cautamente da soli. Un modo è proprio sbarazzarsene delle parole nocive che rimpiccioliscono i muscoli discorsivi e la propria identità. Non è giusto è tra questi.

 

Il tono fa la musica e come e dove dire è parimente importante di che cosa dire. Non lo dobbiamo mai perdere di vista. Non ci sono ricette preconfezionate, non ci sono comportamenti standard da adottare. Né discorsivi, né emotivi. Comunicare meglio è in primo luogo un comunicare meno: più serenamente e meno svalorizzante, più accogliente e meno spigoloso. Ciò farà di te un interlocutore apprezzato che si pone di fronte agli altri, al Mondo e a sé stessi in maniera collaborativa, responsabile e rispettosa.

 

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Grazie e a presto,

 

Lucian

 

Foto di Chad Cooper