Aggiornato il 29 luglio 2020.

Questo articolo è stato revisionato ed aggiornato il 29 luglio 2020.

Non saranno né la televisione né Internet a creare disagio ai bambini e agli adolescenti, quanto una certa indisponibilità degli adulti a esserci.

Paolo Crepet

È un bosco. Fittissimo. Bellissimo. Trovi sentieri ovunque. Alcuni battutissimi. Altri un po’ meno. Altri, ancora, inaspettati.

 

Come un qualsiasi bosco fittissimo e bellissimo nasconde le sue insidie. Alberi insani, predatori rapaci, oasi di oscurità in cui il sole arriva poco o non arriva mai. Se sei un adulto poco esperto, meglio entrarci accompagnato. Se sei un adolescente, meglio che ti fai guidare dai più esperti. E se stai per varcare la soglia della preadolescenza, meglio che ti accompagnino mamma e papà, i tuoi primi veri allenatori discorsivi.

 

Perché una volta entrati nel bosco fittissimo e bellissimo puoi divertirti, sì, e puoi scoprire e imparare tante nuove cose. Ma puoi anche perderti, essere attaccati o feriti.

 

Qualcuno là dentro cerca rifugio. Qualcuno cerca tesori. E qualcun altro cerca guai. Chiunque cerchi qualcosa, ha buone probabilità di trovarlo. Chi prima, chi dopo. Chi presto, chi tardi. Chi da solo e chi in compagnia.

 

È in questo modo che ho descritto a mia figlia – nove anni fra meno di un mese, Generazione Z a tutti gli effetti, curiosissima e a suo agio con qualsiasi strumento tecnologico le capiti tra le mani, on e off line. L’Internet e tutti i device che ci tengono connessi hanno rimpicciolito il Mondo riducendolo a un click. Sono, senza ombra di dubbio, potentissimi. Sono strumenti, bellissimi, utilissimi, pericolosissimi. Se di loro se ne fa un uso sprovveduto.

Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. Di solito noi ci agglutiniamo in famiglie, associazioni e aziende. Ci fidiamo a distanza e sospettiamo appena voltato l’angolo.

Tim Berners-Lee

Ho scoperto il Mondo online sul finire degli anni ’90 nel mio Paese di nascita, Romania, a quei tempi ancora dominato culturalmente e socialmente dal buio socialista. All’epoca, c’erano gli Internet caffè ovunque. Fu un amico a iniziarmi ai trend dell’epoca: le conversazioni in chat. I primi Mac li vidi nella redazione del giornale dove iniziai a lavorare come correttore a metà degli anni ’90. Erano nel dipartimento tecnoredactare e ho ancora viva la sorpresa nel vedere la velocità di battitura delle colleghe tecno redattrici. Li associavo, i primi Mac, alle macchine da scrivere, unico paragone che reggeva.  Più dignitose, però. Più sofisticate. Più evolute.

 

In Italia, il primo computer lo ebbi nel 2004. All’epoca un Signor Toshiba, ora estinto. Mi fece compagnia per quattro anni. Ci scrissi la prima tesi di laurea. Iniziai a parlare con la primissima versione di Skype, cominciai a usare periodicamente la, e subito dopo, le caselle e-mail. Aprii il profilo Facebook, nel 2007, al rientro da Parigi, dove feci uno stage di quattro mesi. A quella data, in Italia la creatura di Mark era ancora poco conosciuta.

 

Morì Toshiba, se ne fece un altro, di computer. Passai al Mac, lo acquistai su Internet. Era inizio del 2008 quando pagai online una cifra consistente. Con un click svuotai il mio conto. Per uno splendido MacBook che all’inizio mi creò non poche difficoltà. Come ben sanno i nerd di vecchia data, con il mondo PC aveva poco o nulla in comune (guardati questi esilaranti 10 minuti per farti un’idea). Funzionò egregiamente finché mia figlia gli offri un bicchiere d’acqua. Se lo bevve ingordamente e rimase zoppo di alcuni tasti. Lo sostituì con un Samsung – tornai al PC per necessità lavorativa – ancora in vita, un po’ lento, ma ben funzionante. “È tuo!”, dissi a mia figlia di recente, e ne fu contentissima. Io passai, sempre per necessità lavorativa, a un HP.

 

Sono dunque più di vent’anni che mi interesso, ci lavoro, mi diverto ed esploro il mondo online. E soprattutto imparo. Perché la più grande sfida è in realtà una doppia sfida: gestire e controllare il Mondo online. Come papà e allenatore discorsivo di lunga data se ne aggiunge un’altra, di sfida: iniziare i miei due juniors, Chiara e Marco, all’uso consapevole e responsabile dei device tecnologici.

 

A Chiara, ho descritto il Mondo online con la metafora del bosco per la prima volta circa un anno fa. Da allora i contatti con l’Online si sono moltiplicati e ci torniamo spesso sull’argomento. Abbiamo sperimentato una particolare strategia che ha dato buoni risultati e che oggi vorrei condividere con papà e mamme che come me hanno a cuore l’uso consapevole e responsabile degli strumenti tecnologici e della connessione al Mondo online.

 

La tecnica dell’equilibrista

La chiamo tecnica dell’equilibrista: trascorrere in maniera focalizzata lo stesso tempo on e offline. È un tempo indicativo, a volte qualche minuto in più, più raramente qualche minuto in meno, ma funziona.  “Mezz’ora di tablet, mezz’ora di lettura”, “Mezz’ora di TV, mezz’ora di lettura” “Mezz’ora mi guardo un film e mezz’ora ci gioco” sono tra le frasi più ricorrenti del nostro vocabolario. A tal punto che ora è lei stessa a mantenere l’equilibrio, con pochi, limitati input esterni. È un esercizio con molteplici benefici: educa alla gestione del tempo, all’autodisciplina, all’autocontrollo e alla concentrazione. In forma puramente ludica, com’è giusto che sia alla sua età.

Tecnica dell'equilibrista

Qui siamo arrivati dopo un lungo e stimolante viaggio esplorativo. Usava Word quando ancora non sapeva scrivere, usò per la prima volta l’Excel (e si divertiva un mondo soprattutto a colorare le celle) quando iniziai a crearle un file con un piano di risparmio accumulato per illustrarle l’importanza del risparmio efficace. YouTube lo usa dai tempi di Peppa Pig ed è stato un posto dove abbiamo e continuiamo a scoprire nuove canzoni, trailer dei film in uscita e bellissimi spot pubblicitari. Audible e Prime Video di più recente data sono invece stati per me il portone d’ingresso verso il divertentissimo stratopico mondo di Geronimo Stilton.

 

L’idea di questo post mi è venuta dopo aver rivisto un amico di vecchia data, anche lui papà di una bimba qualche anno più piccola di mia figlia. Uno degli argomenti della nostra lunga e piacevole chiacchierata è stato proprio questo: il rapporto delle nuove generazioni con gli smart device e Internet, le loro insidie, i loro pericoli, le loro potenzialità, la loro utilità.

 

Non possiamo e non dobbiamo negare l’accesso all’Internet alle nostre figlie e ai nostri figli già dai primissimi anni di vita e tanto meno agli strumenti tecnologici, smartphone, tablet, computer e il fittissimo mondo delle app.

 

Dobbiamo, invece, come genitori e responsabili allenatori discorsivi affrontare e vincere la paura di cadere nella trappola della dipendenza da essi. La sfida non è starsene lontani, ma controllarli, non accettando che un qualunque ingegnere o informatico di una qualunque Silicon Valley possa tenerci incollati a uno schermo oltre il tempo che noi stessi abbiamo deciso.

 

Le nostre figlie e i nostri figli, Generazione Z e Generazione Alpha che siano, gli screenagers di oggi, non vanno tenuti lontani, ma educati e accompagnati alla scoperta del Nuovo Mondo sempre più interconnesso, sempre più piccolo, stimolante come non mai.

 

È questo il mondo che abitiamo e in cui viviamo. Può non piacerci, ma non sarà la nostra avversione verso il digitale a tener lontane le nuove generazioni dall’Online. Anzi: tenersi o tenerli lontani dal Mondo Online e dai suoi portoni d’ingresso (gli smart device) può fare molti danni. In termini di educazione, di comunicazione e di sviluppo personale e professionale.

 

Decisamente meglio l’opposto: trarre benefici dall’accompagnarli ed istruirli a un utilizzo responsabile e consapevole di questi meravigliosi congegni, fotografia indiscussa dell’evoluzione umana nel terzo millennio.

 

Vuoi condividere la tua esperienza di genitore e allenatore discorsivo nell’affrontare la gestione quotidiana dell’Online? Ecco un’idea: lascia un tuo commento qui sotto nello spazio dedicato ai commenti.

 

Foto di copertina dall’archivio personale

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