Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che riteniamo sbagliato e condurle verso ciò che apprezziamo.

Cicerone

Andiamo dritti al punto: a che cosa seve la retorica?

 

Bella domanda 😉

 

Ho preparato più di una risposta. Sette, per esattezza.

 

Cominciamo.

 

La prima risposta: la retorica serve per divertire e divertirsi con le parole

Serio non è l’opposto di divertente, pertanto possiamo divertirci con l’aiuto delle parole, pur rimanendo seri. Guarda che cose meravigliose si possono fare con la materia prima del discorso, le parole. Ecco un esempio tratto dai discorsi alefranziani:

F: “Mi tolga una curiosità: ma il capriolo le capriole le sta facendo anche ora?”

A: “No, adesso si è stufato.”

F: “Con la polenta?”

A: “Cosa?”

F: “Il capriolo. Stufato con la polenta?”

A: “Sento un po’, è un cane!”

F: “Stufato con la polenta? Eh, che schifo!…”

Per una sana risata retorica guarda qui.

 

La seconda risposta: la retorica serve per riflettere sulla felicità, anche se…

Buddha è stato chiaro: non c’è alcuna via che porti alla felicità. La felicità È la via. Lo disse parecchi anni fa e non si mette in discussione la saggezza millenaria di un Dio. Ma alla felicità possiamo guardare anche da un punto di vista meno metafisico. E più retorico: ciò che dico, penso e faccio, lo dico, penso e faccio per persuadere o dissuadere. Me stesso e coloro che mi stanno a cuore. Se a casa vuoi diventare vegano per fare pace con gli animali o, se, in azienda, vuoi ottenere l’ambita promozione, o se, ancora, la tua dolce metà pensa di sborsare 1.399 euro per raggiungere l’eccellenza linguistica in soli 4 giorni, non c’è scampo. Devi persuadere. O dissuadere.

 

E che c’entra la retorica?

Intorno alla felicità e alle azioni che a essa conducono e a quella a essa contrarie, che ruotano tutti i tentativi di persuadere e dissuadere.

Aristotele dixit. Prova a contraddirlo …

 

Se ti alleni, discorsivamente parlando, puoi persuadere la tua graziosa dolce metà che per raggiungere l’eccellenza linguistica quattro giorni NON bastano. Ci vogliono molti di più. Oltre a esercizio costante e determinazione. Proprio come quando inizi ad andare in palestra.

 

A proposito. Lo sai che sei già in una Palestra? Una Palestra mooolto speciale. Sei nella Palestra delle Parole. Come i muscoli che stai allenando nella tua consueta palestra per mantenerti in ottima forma fisica, anche i tuoi muscoli discorsivi meritano la stessa attenzione. Hanno bisogno di allenamento regolare tanto quanto i tuoi pettorali e i tuoi glutei. Anzi, anche qualcosina in più. Mens sana in corpore sano (Una mente sana in un corpo sano) dicevano nell’antica Roma ed oggi la scienza conferma ampiamente la stretta correlazione tra performance cognitive e attività fisica. Per esempio, in una ricerca condotta alcuni anni fa all’Università di Illinois e pubblicata sul Journal of Sport & Exercise Psychology si è dimostrato che gli studenti fisicamente attivi sono più attenti durante le lezioni rispetto ai compagni più sedentari.

 

Sei d’accordo con me che non c’è alcun motivo per cui la salute del corpo dovrebbe prevalere sulla cura dello spirito. Ergo … Welcome to Palestra delle Parole RhetoFan! 😉

 

La terza risposta: la retorica serve per meglio governare la propria vita

3 is a magic number, giusto? Risale al mondo antico la tripartizione retorica che ho ribattezzato I Magnifici TRE. Sono Ethos, Pathos e Logos, i tuoi migliori alleati retorici e responsabili, in ordine: della tua testa (Logos), della tua pancia (Ethos) e del tuo cuore (Pathos). Funziona così: mentre il cervello analizza i fatti con l’aiuto di Logos, la pancia esegue il test di affidabilità dell’interlocutore con il supporto di Ethos e il cuore accende la passione con Pathos. Insieme lavorano per sedurre, retoricamente parlando, creare consenso e vivere meglio. Insieme fanno della retorica una meravigliosa piccola cosa di assoluta importanza quotidiana. Per meglio persuadere e dissuadere. A casa, a scuola, in azienda. Nella vita.

 

La quarta risposta: la retorica serve per raggiungere i tuoi obiettivi

La vita è fatta di piccoli passi per raggiungere grandi obiettivi. Non ti dico qualcosa di nuovo. Ma quello che io ho imparato dalla retorica è che porci un obiettivo non basta. Serve raggiungerlo, per fare la differenza. E per fare la differenza serve mobilizzare tutti i mezzi discorsivi, emotivi e comportamentali. Mettendo le mani al discorso che si rivolge al futuro, l’unico in grado di creare pace discorsiva e consenso. Per dire, quando Shapira afferma, a proposito del suo viaggio nella Valle delle Grandi Domande“Non rinunciare ai piaceri della vita”, riproponendo in chiave edonica il passaggio biblico “Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza” che cosa fa? Buon uso del futuro, in chiave retorica: esorta, consiglia. Ci sprona. Per applicarci a tutto con entusiasmo. La via per raggiungere grandi obiettivi passa a piccoli passi per il vialone della retorica. Per il vialone del futuro, per esattezza.

 

La quinta risposta: la retorica serve da lubrificante per le relazioni, quelle che contano

Aristotele lo diceva a modo suo: “si devono fare le cose che procurano la felicità o una delle sue parti, o che l’accrescono invece di diminuirla, mentre non si devono fare quelle che la corrompono o ostacolano o producono il contrario.” La retorica ci insegna a guardare al futuro e a cercare il consenso. Qual è il miglior lubrificante per una relazione felice? Le parole efficaci, al momento e al posto giusto. Quelle che ci aiutano a trovare ciò che ogni singola situazione comporta di persuasivo per definire le tre mega categorie della nostra vita: l’utile e l’inutile, il giusto e l’ingiusto, il bello e il brutto. E conquistare il consenso del nostro interlocutore.

 

La sesta risposta: la retorica serve, eccome!, se vuoi vendere di più

Che è poi il sogno di qualsiasi agente commerciale. È non solo. La retorica ci insegna come suscitare l’attenzione e l’interesse attorno a un prodotto, a un marchio, a un’idea. La retorica stuzzica la creatività, dandoci strumenti efficaci per poter mostrare e dimostrare le qualità di un prodotto, di un marchio, di un’idea. Uno di questi strumenti è il luogo comune.

“Dobbiamo cambiare il paradigma.

“Serve un approccio più aggressivo.

“Dobbiamo lavorare con maggior impegno.”

“È il lavoro di squadra che ci permettere di competere con successo sui mercati internazionali.”

“L’azienda X ha scelto noi per la prossima campagna pubblicitaria.”

Tutte queste parole tipiche del linguaggio aziendalese della nostra quotidianità aziendalese sottendono atteggiamenti, emozioni e valori. Sono i luoghi comuni aristotelici. Ecco, per accattivare il cliente e persuaderlo serve il giusto mix di luoghi comuni. Personalizzato a seconda dell’interlocutore e del contesto. Lo chiamano anche storytelling. 

 

La settima risposta: la retorica serve per conquistare il mondo

Perché te lo fa vedere, il mondo, in una nuova luce.

 

La retorica esplora l’animo umano, i rapporti che si possano, anzi che si debbano instaurare con gli altri. La retorica ci fornisce le strategie discorsive per avere influenza ed esprimersi con eloquenza, conquistare le persone e guidare i sentimenti. Un discorso, ritenuto da manuale, ha raccolto in pochi giorni milioni di visualizzazioni e unanime apprezzamento. Per volare alto bisogna guardare ai grandi, giusto? Le buone conversazioni, il consenso, le solide argomentazioni portano il marchio retorico. Alchimia di pensieri, parole e azioni, la retorica regola e guida il nostro comportamento nel contesto sociale. E ci aiuta a conquistare il mondo, discorsivamente parlando.

 

La retorica mi ha folgorato in età matura. Mi ha aiutato a ritrovare le parole. Mi ha cambiato. Mi ha insegnato a ricercare le parole efficaci. E farne buon uso al momento giusto e nel contesto appropriato. L’antica Signora della Parola mi ha spalancato le finestre verso una migliore comprensione delle emozioni, mie e delle persone attorno a me. Mi ha spinto a rivedere abitudini e comportamenti: eliminare le nocive e introdurre le sane. Per dire: se oggi non fumo più, è, in parte, anche merito dell’incontro illuminante con la retorica. Era in gioco il mio Ethos. Se ho acquisito un maggior controllo delle mie emozioni è, in parte, anche grazie alla consapevolezza emersa con la lettura del più antico manuale di comunicazione. Non solo il più antico ma anche il più completo. Ugualmente attuale oggi come quasi tre millenni addietro.

 

Considero la retorica a tutti gli effetti il Chilometro 0 della Comunicazione. Imprescindibile punto di partenza per scalare le vette della Crescita Personale.

Vogliono imparare a parlare senza cambiare la loro vita. E a quelli che vogliono cambiare non viene in mente di cominciare parlando.

Sten Nadolny

La retorica è l’affascinante Signora della Parola, splendente oggi come ai tempi dell’antica Roma. E dell’antica Atene.

 

La retorica fornisce risposte. E solleva nuove domande.

 

La retorica motiva e disciplina. Noi stessi, in primo luogo.

 

La retorica dà più sapore. Alle idee. Al dialogo, ai dibattiti. Alla vita.

 

La retorica, quella vera, nobilita la parola.

 

Serve, e tanto, perché è arte. Arte della vita. Arte del comunicare. Arte del parlare con arte.

 

È servita a me. Continua a navigare su RhetoFan | Palestra delle Parole. Servirà anche a te, vedrai.