Aggiornato il 26 marzo 2021.

Questo articolo è stato revisionato e aggiornato il 26 marzo 2021.

Andiamo dritti al punto: a che cosa serve la retorica?

 

Bella domanda 😉

 

Ed ecco una risposta, a tono.

Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che riteniamo sbagliato e condurle verso ciò che apprezziamo.

Cicerone

Quindi, la retorical’arte del discorso efficace – serve per:

  • catturare l’attenzione dell’interlocutore
  • orientare le sue opinioni
  • allontanarlo da ciò che riteniamo nocivo, ingiusto e inestetico
  • indirizzarlo verso ciò che crediamo utile, giusto e bello

Poi ci sono le altre risposte. Sette, per esattezza.

 

Cominciamo.

 

La 1° risposta: la retorica serve per divertire e divertirsi con le parole

Serio non è l’opposto di divertente, pertanto possiamo divertirci pur rimanendo seri con l’aiuto delle parole, la materia prima del discorso.

 

Guarda – anzi, leggi – una figura retorica in tutto il suo splendore. Si chiama equivoco (aequivocatio, per gli amici puristi), trae la sua forza dal significato originario di uguale chiamata ed è molto gettonata nella recitazione comica.

 

Ecco un esempio tratto dai discorsi alefranziani; da cappottarsi (dalle risate):

Franz: Mi tolga una curiosità: ma il capriolo, le capriole le sta facendo anche ora?

Ale: No, adesso si è stufato.

F: Con la polenta?

A: Cosa?

F: Il capriolo. Stufato con la polenta?

A: Senta un po’, è un cane!

F: Stufato con la polenta? Eh, che schifo! …

Per una sana risata retorica guarda qui (trovi il dialogo al min. 54.51”).

 

La 2° risposta: la retorica serve per riflettere sulla felicità, anche se …

Buddha è stato chiaro: non c’è alcuna via che porti alla felicità. La felicità È la via.

 

Lo disse parecchi anni fa e non si mette in discussione la saggezza millenaria di un Dio.

 

Ma alla felicità possiamo guardare anche da un punto di vista meno metafisico. E più retorico: ciò che dico, penso e faccio, lo dico, lo penso e lo faccio per persuadere o dissuadere. Me stesso e coloro che mi stanno a cuore.

 

Se a casa vuoi iniziare finalmente la dieta che da tempo posticipi per fare pace con i tuoi sensi di colpa che altrimenti ti azzanneranno alla prima prova costume, o se in azienda vuoi ottenere l’ambita promozione, o se, ancora, la tua dolce metà pensa di sborsare 1.399 euri giusti giusti per raggiungere l’eccellenza linguistica in 4 giorni, non c’è scampo. Devi persuadere. O dissuadere.

 

E che c’entra la retorica con la felicità?

 

C’entra.

Intorno alla felicità e alle azioni che a essa conducono e a quella a essa contrarie, che ruotano tutti i tentativi di persuadere e dissuadere.

Aristotele dixit. Vuoi contraddirlo ? …

 

Se decidi di allenarti, discorsivamente parlando, puoi portare la tua graziosa dolce metà dalla tua spiegandole che per raggiungere l’eccellenza linguistica, quattro giorni NON bastano. Ci vogliono molti, ma proprio molti di più. Oltre a esercizio costante, disciplina e determinazione. Che poi sono gli stessi ingredienti necessari per seguire la dieta perennemente posticipata. O per andare in palestra.

 

A proposito: a volte uso la metafora Palestra delle Parole per riferirmi al progetto RhetoFan ed in particolare al ruolo di allenatore discorsivo che assumiamo alla nascita dei nostri e delle nostre juniors.

 

Come i muscoli che stiamo allenando nella consueta palestra per mantenerci in ottima forma fisica, anche i nostri muscoli discorsivi meritano uguale attenzione. Hanno bisogno di allenamento regolare tanto quanto i nostri pettorali e i nostri glutei.

 

Qui, nella Palestra, troverai tutto ciò che ti occorre per allenare con costanza i tuoi muscoli discorsivi: esempi pratici, strategie, spunti, stimoli e risorse per imparare a comunicare meglio ed essere più efficace. Quindi, ricordati di salvare RhetoFan tra i tuoi Preferiti 😉

 

Torniamo alla retorica, senza essere retorici.

 

Mens sana in corpore sano (Una mente sana in un corpo sano) dicevano nell’antica Roma ed oggi la scienza conferma ampiamente la stretta correlazione tra performance cognitive e attività fisica. Per esempio, una ricerca condotta alcuni anni fa all’Università di Illinois e pubblicata sul Journal of Sport & Exercise Psychology ha dimostrato che gli studenti fisicamente attivi sono più attenti durante le lezioni rispetto ai compagni più sedentari.

 

Nessun motivo per cui la salute del corpo prevalga sulla cura dello spirito. Ergo … continuiamo ad allenarci, con costanza, anche nella Palestra delle Parole.

 

La 3° risposta: la retorica serve per meglio governare la propria vita

3 is a magic number, giusto? Risale al mondo antico la tripartizione retorica che ho chiamato I Magnifici TRE. Sono Ethos, Pathos e Logos, i tuoi migliori alleati retorici. Sono i mezzi appropriati di persuasione che ti aiuteranno a sedurre l’interlocutore e creare consenso con l’aiuto del discorso.

 

Funziona così: mentre il cervello analizza i fatti con l’aiuto di Logos, la pancia esegue il test di affidabilità dell’interlocutore con il supporto di Ethos e il cuore accende la passione con Pathos. Insieme rendono la retorica, l’arte di assoluta importanza quotidiana, indispensabile per chi vuole governare meglio la propria vita. A casa, a scuola e in azienda.

 

La 4° risposta: la retorica serve per raggiungere traguardi audaci

La vita è fatta di piccoli passi per raggiungere grandi obiettivi. Non ti dico qualcosa di nuovo. Quello che però ho imparato io dalla retorica è che porci un obiettivo non basta. Devi centrarlo, per fare la differenza.

 

E per fare la differenza ti servono:

  • una sana dose di consapevolezza
  • muscoli discorsivi ben allenati
  • un’accurata gestione delle emozioni e dei comportamenti
  • una visione ancorata nel presente e focalizzata sul futuro

E consenso. Tuo, che non è mai scontato, e di coloro che ti stanno a cuore.

 

Haim Shapira racconta ne La felicità e altre piccole cose di assoluta importanza il suo viaggio nella Valle delle Grandi Domande e dice: “Non rinunciare ai piaceri della vita”, riproponendo, in chiave edonica, il passaggio biblico “Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza.”

 

Che cosa fa l’autore?

 

Buon uso del futuro, in chiave retorica: ci sprona ad applicarci con entusiasmo a tutto ciò che facciamo.

 

La via per raggiungere grandi obiettivi, la percorriamo a piccoli passi, in compagnia della retorica, quella genuina.

 

La 5° risposta: con la retorica coltivi le relazioni, quelle che contano

Aristotele lo diceva a modo suo: “si devono fare le cose che procurano la felicità o una delle sue parti, o che l’accrescono invece di diminuirla, mentre non si devono fare quelle che la corrompono o ostacolano o producono il contrario.

 

La retorica ci insegna a trovare le parole efficaci, al momento e al posto giusto, cercare il consenso e guardare al futuro con ottimismo. Consenso e ottimismo sono i pilastri su cui poggiano le relazioni che contano, quelle felici, gratificanti e stimolanti.

 

La 6° risposta: la retorica serve, eccome!, quando vuoi vendere di più

Che è poi il sogno di qualsiasi commerciale. La retorica ci insegna come suscitare attenzione e interesse attorno a un prodotto, a un marchio, a un’idea.

 

Le figure retoriche, ad esempio, stimolano la creatività, dandoci la possibilità di mostrare e dimostrare le virtù di un prodotto, di un marchio, di un’idea.

 

Per accattivarsi un nuovo cliente è necessario saper persuaderlo impiegando il giusto mix di strumenti retorici. È necessario personalizzare il messaggio a seconda dell’interlocutore, delle sue emozioni, dei suoi valori e dei suoi interessi e tenere conto del contesto culturale in cui tutto ciò si svolge.

 

Lo possiamo chiamare storytelling e questo ne è un esempio, capolavoro.

 

La 7° risposta: la retorica serve per conquistare il mondo

Te lo fa vedere in una nuova luce, il mondo.

 

La retorica esplora l’animo umano e i rapporti che possiamo instaurare gli uni con gli altri. Ci fornisce le strategie discorsive per avere influenza ed esprimersi con eloquenza, conquistare le persone e guidare i loro sentimenti.

 

Il consenso, le buone conversazioni e le solide argomentazioni portano il marchio retorico. Alchimia di pensieri, parole e azioni, la retorica regola e guida il nostro comportamento nel contesto sociale. E ci aiuta a conquistare se stessi e il mondo, discorsivamente parlando.

 

La retorica mi ha cambiato. Mi ha insegnato a ricercare le parole efficaci. E farne buon uso al momento giusto e nel contesto appropriato. L’antica Signora della Parola mi ha spalancato le finestre verso una migliore comprensione delle emozioni, mie e delle persone attorno a me. Mi ha spinto a rivedere e aggiustare abitudini e comportamenti.

 

Per dire: se oggi non fumo più, è, in parte, anche merito dell’incontro illuminante con la retorica. Era in gioco il mio Ethos. Se oggi sono maggiormente consapevole delle mie emozioni è anche grazie alla scoperta di Pathos nel più antico manuale di comunicazione. Ugualmente attuale oggi come quasi tre millenni addietro.

 

Considero che la retorica sia a tutti gli effetti il Chilometro 0 della Comunicazione. Imprescindibile punto di partenza per raggiungere le vette della crescita e del miglioramento personale.

Vogliono imparare a parlare senza cambiare la loro vita. E a quelli che vogliono cambiare non viene in mente di cominciare parlando.

Sten Nadolny

L’affascinante Signora della Parola splende oggi come ai tempi dell’antica Atene.

 

In sua compagnia, le idee, il dialogo, i dibattiti, i confronti, persino i litigi hanno un sapore diverso.

 

La retorica, quella vera, nobilita la parola.

 

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